Alexandr Puskin è stato un poeta, scrittore e drammaturgo russo. Le sue opere, tra le migliori espressioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti, russi e non, ed hanno contribuito alla nascita di una nuova lingua letteraria russa.

La famiglia del padre era di piccola ma antichissima nobiltà, mentre sua madre, nata Gannibal, era la nipote del famoso ingegnere di Pietro il Grande, l’eritreo Abraham Gannibal, a cui Puškin dedicherà un’opera, Il negro di Pietro il Grande, rimasta incompiuta.

Nonostante i rapporti con i genitori fossero piuttosto freddi, Puškin andrà sempre orgoglioso della sua nobiltà “vecchia di 600 anni” e del suo sangue africano.

Non venne educato dai genitori, assidui frequentatori di salotti mondani, ma dalla nonna materna, dallo zio materno Vasilij, che apparteneva a un circolo letterario d’avanguardia chiamato Arzamas, e dalla balia Arina Rodionovna, il cui nome fu reso celebre dalle liriche che l’autore compose nell’ultimo periodo della sua vita.

La sua infanzia fu sempre caratterizzata dalla presenza di libri e da un ambiente che stimolava la curiosità per la lettura.Dopo aver completato i suoi studi, senza tuttavia eccellervi, nel 1817, Puškin diventò funzionario del Ministero degli Esteri, anche se di fatto non risulta che abbia mai svolto alcun lavoro ministeriale.

A San Pietroburgo, dove risiedeva in quegli anni, condusse una vita all’insegna del piacere, primo fra tutti quello per le donne. Ai salotti alternava tuttavia la partecipazione a società letterarie politiche progressiste, come l'”Arzamas” e la “Lampada verde” tanto che la poesia ispirò i lavori poetici di quel periodo (“La libertà”, “La campagna”, “Nöel”) facendolo cadere in sospetto di attività sovversive tanto che fu confinato da un provvedimento di polizia nella Russia meridionale.

Alcuni epigrammi rivoluzionari avevano infatti cominciato a circolare tra i salotti nobili ancor prima della pubblicazione di quest’opera, ed erano giunti a conoscenza dello stesso zar Alessandro I, che lo obbligò a lasciare la città, e ad assumere un incarico governativo nella sperduta e lontana Ekaterinoslav.

Lavorò nel frattempo ad un poema epico romantico in sei canti Ruslan e Ljudmila, edito nel 1822, a cura degli amici che erano rimasti nella capitale, che gli valse il rispetto e gli onori della nuova generazione di letterati e le antipatie della vecchia che vedevano nell’opera un’involuzione e un meticciamento della letteratura russa.
Puškin trasse vantaggio dal confino viaggiando al seguito del generale Raevsky, nominato suo custode, e visitando la Crimea, il Caucaso e la Bessarabia spingendosi, libero sulla parola data al generale con cui nel frattempo aveva stretto un forte legame di amicizia, fino a Kamenka e Chisinau. Durante i due anni di confino scrisse una serie di liriche e poemetti in stile byroniano e i primi tre canti dell’Evgenij Onegin.

Il duello

Nel 1837, dopo aver spedito una lettera ingiuriosa al conte van Heeckeren , Ambasciatore del Regno dei Paesi Bassi a San Pietroburgo e padre adottivo del presunto amante della moglie – il barone francese George d’Anthès, marito della sorella della moglie Natalja – Puškin fu sfidato a duello.

 Questo, fissato per le quattro del pomeriggio del 8 febbraio 1837, si svolse alla Čërnaja Rečka (il Ruscello Nero) a Pietroburgo, dove oggi si trova l’omonima fermata del metro, dove una statua del poeta ricorda l’evento. Puškin rimase ferito mortalmente.

 Il barone invece si salvò grazie a un bottone che parò il colpo. Puškin morì due giorni dopo la sfida, ad appena 38 anni per complicanze settiche della ferita all’addome.

Puskin mostrò pentimento e conseguentemente ebbe funerali religiosi. Dato che il governo temeva rivolte e dimostrazioni popolari, il funerale fu celebrato nella massima semplicità e il corpo di Puškin fu trasportato segretamente nella notte per essere sepolto nella proprietà di famiglia.